Tertivs Decimvs (prossima pubblicazione)
Io vi sceglierò uno fra mille e due fra diecimila, e si leveranno come una cosa sola.
Pietro era chino a terra: le mani affondavano nel terreno, il sudore gocciolante proveniente dalla fronte, ricadeva sulla lama della spada che giaceva di fronte a lui.
Quei pochi secondi di riposo e di respiro, potevano costargli la vita.
- Forza! Alzati, o penserò che ti sei arreso.
- Questo mai.
Pietro afferrò l’arma bianca elevandola al cielo.
- Fino alla fine, fino all’ultimo!
La sfida riprese e mentre la disputa si faceva sempre più intensa, i duellanti stremati, cominciarono a scendere lungo i pendii della collina.
- Pietro, non hai scampo. Sei stanco.
- Non sprecare fiato. Combatti se sei un guerriero.
Le lame erano incrociate con le punte verso l’alto, il respiro dei cavalieri affannoso, gli sguardi gelidi. Pietro con coraggio afferrò saldamente l’impugnatura della spada, esibendosi nella prodezza che determinò la fine del duello: con uno scatto deciso inclinò la punta dell’arma verso il viso dell’avversario, che vedendosi la lama così vicina, d’istinto chiuse gli occhi.
Approfittando di quel momento di debolezza, gli sferrò un calcio alla caviglia.
Simone lasciò cadere la spada, si afferrò il piede e cominciò ad urlare.
- Sei un cretino, non è valido.
Pietro gettandosi a terra rise talmente tanto da non avere più la forza per respirare.
- Con te, non voglio più giocare. Hai barato, non sono queste le regole.
- L’importante è vincere.- Disse Pietro, detergendosi il viso dal sudore con la propria maglietta.
Recuperate le false armi, corsero giù per la collina.
Anche quel giorno si era concluso, il seguente era sempre un’incognita.
Molto presto - forse domani mattina- pensavano, qualcuno gli avrebbe portati via dal convento. Credendo di far loro del bene, avrebbero diviso i fratelli togliendogli tutto ciò che fino a quel momento li aveva tenuti insieme, cancellando così, un’unione che li aveva resi una famiglia, senza averne una.
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